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UNA BOCCA SANA: COSA CI INSEGNANO LE VITI

6 Settembre 2019
cosa ci insegnano le viti sulla cura della bocca

-cosa c’è dietro un grappolo d’uva/una bocca sana-

Lo scorso fine settimana abbiamo iniziato la vendemmia dell’uva. Mentre la raccoglievo pensavo alle similitudini della vite con la bocca.

La suscettibilità e le attenzioni necessarie.

In famiglia abbiamo 3 tipologie di uva, quindi di viti. Una fa parte delle cosiddette viti resistenti: richiede poche attenzioni. Una è un vitigno autoctono: suscettibile alle più comuni malattie che colpiscono le viti, necessita di qualche attenzione in più. L’ultima tipologia di vite è una vite molto delicata, richiede un impegno assiduo se si vuol raccogliere qualche grappolo d’uva.

Ebbene è così anche per la bocca.

La suscettibilità a carie e parodontite è differente da persona a persona. Per alcuni è sufficiente fare il minimo sindacale senza rischiare di sviluppare problemi, altri presentano il problema appena abbassano un attimo la guardia.

Questo significa che se tuo nonno si lavava i denti malamente, un giorno sì e un giorno no, e a 80 anni li aveva ancora tutti, non vuol dire che vada bene e che seguendo il suo esempio potrai ottenere lo stesso risultato.

Siamo diversi e la suscettibilità è diversa. Molto spesso non la conosciamo finché non ci scontriamo con il problema e, essendo problemi fortemente dipendenti dalla presenza della placca, l’unico modo per non incontrarli mai è rimuovere la placca. Ossia lavarsi i denti in maniera efficace e completa (anche filo o scovolino!) quotidianamente.

Tempo di raccolta.

Prima di vendemmiare l’uva bisogna attendere che maturi il frutto, ma prima ancora bisogna far sì che la vite sia sana per far crescere l’uva.

Ci sono tanti piccoli gesti che stanno dietro alla raccolta di un grappolo d’uva, più ancora dietro ad una bottiglia di vino. Gesti che possono risultare pesanti, noiosi, faticosi, ma che si rivelano indispensabili per l’obiettivo finale: mangiare l’uva, bere un bicchiere di vino.

Lavarsi i denti può rivelarsi noioso, soprattutto la sera quando l’unica cosa che vorremmo fare è andare a dormire, e non dà risultati immediati. Non ci sono gratificazioni istantanee, qualcuno riesce a trovarle, ma per la maggior parte delle persone non è così. E a noi piacciono le ricompense immediate.

Per la cura della bocca non può essere così.

La sfida più grande, per riuscire a far entrare nella routine quotidiana della pulizia dei denti anche l’utilizzo di filo o scovolino, credo sia questa: capire che se lo facciamo oggi non raccoglieremo i frutti domani, neanche dopodomani, ma staremo molto meglio più avanti. Raccoglieremo il risultato dell’impegno costante fra qualche anno.

Come l’uva e come il vino. Tante piccole azioni influenzano e conducono al risultato finale.

Dietro una bocca sana a 80 anni o c’è la fortuna, legata al discorso di suscettibilità che ho fatto prima, o c’è la cura quotidiana e costante attraverso la pulizia.

Spazzolare i denti 2 volte al giorno per almeno 2 minuti, utilizzare 1 volta al giorno uno strumento per la pulizia delle zone tra un dente e l’altro, seguire i richiami di igiene professionale che vi suggerisce il vostro igienista dentale sono le piccole attenzioni che permettono di raccogliere i frutti quando i tempi saranno maturi.

Il Tavernello e la dentiera.

L’alternativa all’impegno costante e quotidiano è questa: confidare nella fortuna, o iniziare ad immaginarsi con la dentiera (o una protesi fissa su impianti, se vogliamo essere meno tragici) a bere un bicchiere di Tavernello 😉


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P.S. La placca è un fattore determinante nello sviluppo sia della carie che della parodontite. Se si impara a contrastarla efficacemente i risultati nel tempo arrivano.

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